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LibertàEdizioni
Associazione culturale Mondo libero
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Lucca,
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Adozioni a distanza
Il negozio di Rio Branco
LibertàEdizioni
L'Associazione culturale Mondo libero sostiene, in collaborazione con don Mario Visibelli, il progetto Adozione bambini Rio Branco e il progetto Un Ponte di Parole che operano in Brasile (Salvador - Bahia e Rio Branco - Acre) con adozioni a distanza di bambini e persone anziane in difficoltà - sostegno a progetti educativi e sanitari, e nel mondo intero con la promozione di borse di studio attraverso concorsi di narrativa, disegno e soggetti fumettistici. Don Mario Visibelli è stato missionario in Acre (Brasile) ed è in contatto diretto con le famiglie povere che vengono aiutate. I versamenti sono trasferiti direttamente dai conti intestati a don Mario Visibelli o all’Associazione Umanitaria YRA alle famiglie povere o ai gruppi che organizzano in loco le attività educative e sanitarie, senza passare attraverso nessun intermediario. Chi desiderasse avere maggiori informazioni può contattare personalmente don Mario Visibelli su Facebook oppure al seguente indirizzo email: mvisibelli@hotmail.com.
La quota è di 26€ al mese per ogni bambino adottato. Suggeriamo di impegnarsi per almeno un anno (314€ in 12 rate mensili da 26€).
È possibile eseguire i versamenti
Per ulteriori informazioni scrivere a: mvisibelli@hotmail.com
Caro Don Mario ci parli un poco della tua esperienza in Acre?
Sono stato missionario in Brasile per sette anni (1996-2002), a Rio Branco, nello stato dell’Acre, uno stato in piena foresta amazzonica, al confine con Bolivia e Perù dove la diocesi di Lucca opera da oltre trenta anni.
Le cose da raccontare sarebbero tantissime, dall’esperienza totalmente nuova e diversa dell’essere Chiesa con quella gente, al contatto con la natura, a volte incontaminata, a volte devastata dall’egoismo dei ricchi allevatori e mobilieri o dall’ignoranza della gente.
Arrivando a Rio Branco sono entrato per la prima volta in contatto con la miseria ed il degrado delle favelas, situazioni che per noi sono inimmaginabili. Il primo momento è stato molto duro: mi sentivo inutile, incapace di fare qualcosa per risolvere quei problemi enormemente più grandi delle mie forze, con il dubbio che perfino il mio offrire la Parola di Dio fosse solo un anestetico per quelle sofferenze, o, peggio ancora, potesse essere “sfruttato” dai responsabili di quelle situazioni per tenere buone le persone.
Il cambiamento per me è dovuto ad un fatto specifico: l’incontro con un ragazzino di 12 anni, Joãzinho, che mi accompagnava, con altri ragazzini come lui, a tutte le celebrazioni, un modo anche per sentirsi importante perché era l’aiutante del “Padre”.
Un giorno gli dissi che non mi piaceva che mi chiamassero “Padre” (don in brasiliano) ed allora lui, serio serio mi chiese: “posso chiamarti ‘pai’” (babbo?). Scoprire che comunque ero “importante per una persona (e per altri come lui allo stesso modo) mi fece decidere di rimanere.
Con loro, con i ragazzini e le ragazzine che mi stavano sempre “tra i piedi” iniziai a pensare qualcosa che potesse aiutarli: garantirgli un minimo di alimentazione, un aiuto per la scuola e delle attività che potessero riempire le loro giornate, toglierli dalla strada e dargli una prospettiva.
Che tipo di realtà è quella delle favelas di Rio Branco?
Mentre nelle periferie delle grandi città (San Paolo, Rio, Salvador) le favelas sono agglomerati di baracche costruite su colline, spesso instabili e a rischio di frane, quelle di Rio Branco sono costruite nelle zone soggette ad allagamento. Questo perché i terreni geologicamente non pericolosi sono usati per la costruzione di case e palazzi di classe media ed alta.
Accanto alla mancanza dei servizi di urbanizzazione (acqua, luce, fognature) ci sono così problemi legati alle regolari inondazioni durante i periodi di pioggia (da ottobre ad aprile), con tutti i rischi per la salute: salmonellosi, tifo, leptospirosi ecc.
Questa situazione di rischio continuo, in una realtà dove la disoccupazione è endemica, porta spesso a cercare vie di uscita nella micro criminalità legata soprattutto al narcotraffico. Diventa così normale trovare in ogni famiglia giovani tossici, carcerati, uccisi dalla polizia o nei regolamenti di conti tra gang.
Altra particolarità di questa favelas è che le famiglie sono in continuo spostamento, vanno e vengono. Sono normalmente contadini senza terra, abitanti delle foreste o indigeni che conducono una vita quasi nomade perché cercano sempre un mezzo per sopravvivere. Così invadono un territorio non utilizzato (spesso proprio perché pericoloso geologicamente), tirano su le loro baracche e quando il comune inizia a regolarizzare la situazione ed a fare le opere di urbanizzazione, vendono il terreno a chi sta un po’ meglio, vanno ad invaderne altri, usano i soldi per tirare avanti e così via.
Come è nato e si è sviluppato il Progetto che stai portando avanti?
Come in tutto il Brasile, anche a Rio Branco (e nella Parrocchia dove operavo) esiste la “Pastoral da Criança” (Pastorale dei bambini), una organizzazione delle comunità parrocchiali fondata da una famosa pediatra brasiliana, Zelia Arns. La Pastoral da Criança si occupa di programmi di nutrizione per i bambini in situazioni di forte disagio sociale, ovvero in quelle realtà dove ancora lo stato non può intervenire, visto che si tratta di famiglie e bambini (in verità, ragazze madri e bambini), per la maggior parte senza stabile dimora, magari anche senza documenti.
La Pastoral da Criança lavora attraverso la coscientizzazione delle mamme che, a loro volta, dopo averne sperimentato i vantaggi, diventano anche esse delle operatrici volontarie. Così, come una benefica “catena di S. Antonio”, molte operatrici/mamme segnalano direttamente i casi da seguire all’interno delle varie favelas della Parrocchia ed inizia il “monitoraggio” dei vari casi e l’aiuto alle mamme per imparare a prendere provvedimenti per i loro bambini e loro stesse: controllo quindicinale del peso e dell’altezza dei bambini, controllo sul tipo di alimentazione, educazione all’uso delle erbe sia per integrare il cibo, sia per ricavarne medicinali…..
A questo punto iniziammo ad entrare in azione, sull’esempio di quello che avevamo sperimentato con i bambini di cui parlavo precedentemente, coinvolgendo dei giovani volontari laici che avevamo organizzato nell’ associazione REAJA - Rete Acreana Giovani in Azione.
Con un gruppo di questi giovani, coordinati da un biologo nutrizionista, Benedicto Lopes do Nascimento, e da un laureando in biochimica, Sady iniziammo a raccogliere le segnalazioni delle responsabili della Pastoral da Criança ed una equipe cominciò a visitare le famiglie segnalate, facendo una specie di intervista, riempiendo un piccolo questionario da cui emergessero le necessità più impellenti della famiglia (oltre al cibo, naturalmente, l’accesso all’acqua potabile o alle fognature, la presenza nei membri della famiglia di problemi legati ad alcoolismo e tossicodipendenze, le aspettative…).
Quali sono stati i problemi più difficili che avete dovuto affrontare in questo lavoro?
Uno dei maggiori problemi nasceva ( e continua ad essere attuale) dalla mancanza di un uomo “stabile” all’interno della famiglia, sia per problemi culturali (rapporti promiscui, instabilità familiare…), sia per l’uso frequente di droghe ed alcoolici.
A volte è anche materialmente difficile poter dare alle famiglie degli aiuti, perché gli uomini li prendono per comprarsi da bere o la droga. Quando la famiglia è particolarmente a rischio, il personale si organizza per lasciare gli aiuti presso un’altra famiglia, diciamo più affidabile.
Anche il termine casa, forse è un po’ improprio secondo i nostri criteri: baracche, di legno, spesso coperte con pezzi di nailon, tirate su alla meglio in luoghi impervi, nei letti dei fossi (quando non degli scarichi fognari), senza acqua potabile, servizi igienici ecc.
Altro fenomeno è quello del “nomadismo” di questo popolo povero: invadono la terra per costruirvi le loro baracche, poi quando il comune inizia a regolarizzarli e a fornirgli il minimo per la sopravvivenza (energia elettrica e, magari, acqua) vendono la “casa” e se ne vanno ad invadere da un’altra parte, riuscendo a tirare avanti per un po’ con quello che hanno guadagnato dalla vendita.
Tutto questo, assieme alle tante promesse fatte dai politici, genera spesso diffidenza, reticenza a parlare, magari persino vergogna della situazione in cui vivono.
E’ qua che diventano veramente importanti, per il primo approccio, le mamme/operatrici della Pastoral da Criança: sono conosciute, compagne di sventura, amiche, vicine di casa e di loro ci si fida, con loro si può parlare, i loro amici ( i ragazzi del Reaja) diventano amici….
Che tipo di aiuto riuscite a portare a queste famiglie?
Alle famiglie non vengono mai dati direttamente i soldi ma, mensilmente, vengono rifornite di sacchi di spesa base (riso, fagioli, sale, zucchero, caffè, latte in polvere, sapone, dentifricio…).
Abbiamo sperimentato che le cose date gratis non vengono valorizzate, diventano la scusante per darsi ancor meno da fare, per “crescere” nella cultura dell’accattonaggio, della dipendenza totale dagli altri. Così per ricevere gli aiuti i genitori (di solito le mamme), non avendo soldi per pagare i sacchi di alimenti, si impegnano a seguire corsi di alfabetizzazione, di taglio e cucito, di parrucchiera, manicure e pedicure, di cucina ecc. e a controllare che i figli (quando in età scolare) frequentino regolarmente le lezioni ed eventuali altri corsi offerti dall’Associazione. Devono in qualche modo impegnarsi a crescere e far crescere la loro famiglia.
Con i 26,00 Euro al mese che le famiglie italiane ci danno, forniamo questo sacco di alimenti per tutta la famiglia ed organizziamo, con l’aiuto anche di varie Associazioni locali (Artigiani, Commercianti, Industriali…), i corsi di formazione.
Come sta andando avanti il Progetto adesso che sei tornato in Italia?
Prima di tornare in Italia, per motivi di salute, volevo dare continuità a questo progetto, così che Benedicto e Sady sono stati ulteriormente responsabilizzati e sono diventati i miei punti di riferimento stabili. Grazie a internet ci teniamo informati quasi giornalmente, prendiamo decisioni su eventuali problemi che sorgono, ed attraverso lo stesso strumento faccio i pagamenti delle spese e loro mi trasmettono le schede, le foto dei bambini/famiglie, le ricevute delle spese che sostengono. A loro riconosco solo un piccolo rimborso annuale perché non hanno ancora un lavoro fisso e stanno continuando a frequentare corsi di specializzazione e di formazione, spesso molto costosi. Si tratta di circa 20,00 € mensili, che però li aiuta a continuare a potersi impegnare costantemente e a migliorare la loro prospettiva di vita.
Personalmente, sia per amore di quella terra, sia per i controlli medici a Brasilia dopo il quarto intervento alla colonna, sia per il “controllo” della situazione dei Progetti, torno una volta l’anno in Brasile. Così posso incontrarmi anche con tutti gli amici dell’Associazione (che si occupa di tanti altri progetti con e per i giovani) e della Cooperunião e facciamo il punto della situazione.
Ci parli di un’altra attività che viene portata avanti, del progetto Farina?
A Rio Branco, grazie anche alla raccolta di denaro da parte di famiglie lucchesi, a seguito di una campagna intitolata “Senza lavoro: perché”, nel 1999 costituimmo una cooperativa tra disoccupati (soprattutto donne). Alcuni soci della cooperativa sono contadini che forniscono le materie prime, mentre altri lavorano per preparare una farina molto proteica che viene distribuita alle famiglie dove si riscontrano casi di denutrizione grave (sia bambini che ragazze gravide).
Si tratta di una “multi-mistura”, testata dal laboratorio biochimico dell’Università Federale dell’Acre, prodotta macinando le foglie della “mandioca”, il germe del riso, le bucce di una particolare banana ed altri vegetali che normalmente non vengono usati commercialmente (per questo considerati di scarto), ma ricchi di vitamine, sali minerali e proteine.
La somministrazione regolare nel latte e nelle minestre di questa “farina” porta ad un immediato miglioramento delle condizioni di ragazze e bambini che, in pochi mesi, escono dalla situazione di rischio.
La gestione del progetto è affidata alla stessa cooperativa (Cooperunião) con a capo una coppia, Sonia e Josemar, che oltre a produrre e distribuire la farina si preoccupano di seguire settimanalmente i bambini che, al solito, vengono segnalati dalle responsabili della “Pastoral da criança” di cui Sonia è stata per diversi anni la responsabile nella zona.
Con l’importo di 5,50 € mensili una famiglia italiana contribuisce ad aiutare circa 3 bambini denutriti. Purtroppo questo progetto, che non prevede invio di foto ecc., sta risentendo di una certa crisi da 3 anni. Mano male che ogni anno la Provvidenza ci ha aiutato con eventi straordinari (donazioni) e dallo scorso anno dal progetto di Libertà Edizioni – Mondo Libero i cui introiti vengono in grande parte destinati al progetto.
Al momento quanti bambini e famiglie riuscite ad assistere?
Con il progetto Farina riusciamo ad accompagnare circa 120 bambini (o ragazze in gravidanza) ogni 3 mesi, il tempo in cui normalmente si esce dalla situazione di crisi di “normale” malnutrizione.
Per quanto riguarda le cosiddette “adozioni a distanza” (termine molto improprio, ma usato normalmente qua in Italia ed ormai parte del linguaggio comune) ne abbiamo 83, quindi 83 famiglie brasiliane che con i 26,00 € mensili versati mensilmente dalle nostre famiglie italiane, vengono aiutate a sopravvivere e, se possibile, a migliorare le prospettive di vita e di dignità. Alle famiglie che rispettano quei criteri di “responsabilizzazione” nel progetto, descritti prima, garantiamo almeno un anno di aiuto, anche se questo, normalmente, poi si protrae per più anni.
Alcune volte (purtroppo molte per la verità, per quella specie di nomadismo dei poveri del popolo acreano di cui parlavo all’inizio) questi aiuti si interrompono perché all’improvviso la famiglia se ne è andata da un’altra parte, magari a moltissimi chilometri e senza lasciare indizi del luogo dove vanno a vivere. Questo crea difficoltà anche per dare una certa continuità di aiuto (morale e materiale) ad una stessa famiglia.
A differenza di altre situazioni, di altri Paesi diventa allora difficile anche mantenere i rapporti con i bambini: scrivere e chiedere di ricevere lettere e comunque comunicarsi; riuscire a fare almeno due volte ogni anno le foto da dare alle nostre famiglie che aiutano; “garantire” la continuità di rapporto (stessa famiglia italiana/stesso bambino e famiglia brasiliana)
Altro fattore di difficoltà che abbiamo incontrato all’inizio del progetto, permettendo i rapporti diretti, è stato che chi si trova a lottare giornalmente con la fame diventa “esperto” in elemosinare. Così le lettere, dopo un primo momento di ringraziamento, lodi a Dio ecc, diventavano piagnistei con presentazioni di conti di luce, di bombole di gas da pagare ecc. Per questo anche se normalmente nelle schede di presentazione delle famiglie brasiliane mettiamo (dove possibile) l’indirizzo, sconsigliamo di mantenere il rapporto diretto, possibile, ma difficile e pericoloso da gestire per chi non conosce veramente la realtà!
Anche se questo ci comporta delle “perdite” in termini di famiglie italiane che aiutano, per serietà del tipo di aiuto, che non vuole essere una elemosina, non transigiamo.
Dallo scorso anno poi, avendo conosciuto una realtà nuova, quella degli anziani soli in un quartiere di Salvador, abbiamo iniziato a collaborare con un progetto che si occupa di fornire alimenti e momenti formativo/ricreativi a questi anziani che non hanno gli ammortizzatori sociali (pur insufficienti) che abbiamo qua in Italia. Per ora si tratta di un piccolo progetto con una ventina di anziani, ma chissà che in futuro non possa ampliarsi!
Le famiglie italiane come possono aiutare questi progetti?
Se qualcuno vuole entrare nella nostra “famiglia”, ci sono due possibilità: il versamento dei 26,00 € mensili per i progetti “Adozioni a Distanza” o “Anziani” o dei 5,50 € mensili per il Progetto Farina.
È possibile eseguire i versamenti
Il versamento può essere fatto come quota mensile, annuale, o come più la famiglia ritiene opportuno. L’unica cosa che si chiede (senza naturalmente nessun obbligo) è di “garantire” l’aiuto per almeno un anno.
Come tieni aggiornate le famiglie sulla situazione delle loro adozioni?
Normalmente approfitto delle festività di Natale e Pasqua per mandare una lettera di ringraziamento a tutte le famiglie che ci aiutano e per dare alcune notizie generali.
Una volta l’anno facciamo avere una o più fotografie del bambino e della famiglia e magari la scheda informativa, nel caso in cui ci siano stati cambiamenti.
Ogni tanto poi, ma speriamo di rendere più frequente la cosa, organizziamo delle cene o dei momenti di incontro per stare insieme, dare informazioni e raccogliere altri fondi.
Ultimamente, grazie alla collaborazione con Libertà Edizioni – Mondo Libero abbiamo la possibilità di incontrare molte persone durante le presentazioni dei libri e di dare notizie dei vari progetti per il Brasile e stiamo pensando ad altri progetti culturali (rappresentazioni teatrali, musicali) in cui unire i vari momenti: cultura, informazione e solidarietà.

L'Associazione culturale Mondo libero sostiene inoltre il Progetto Adozione bambini Rio Branco e il progetto Un ponte di parole con l'attività di Libertà Edizioni e
de Il Negozio di Rio Branco.
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