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Michela
Padula

 

 

 

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IN GIRO PER IL MONDO

 

FIABA 

 

Laggiù ad oriente si trova un Regno, molto ma molto piccolo, tanto che se non fosse così isolato tra montagne e mare e senza vie di comunicazione col resto del mondo, sembrerebbe una comune cittadina di provincia.

Questo Regno si estende attorno alle acque immobili di una laguna. Le case sono tutte bianche e di notte sembrano un grappolo di perle rosate su di un guanto di velluto nero.

Candida come di zucchero marmorizzato ed imponente si staglia la Reggia, a cui fan da corteo le altre abitazioni. Nella parte frontale un'ampia scalinata pare emergere dalla schiuma del mare, sale su, al portico di marmo coronato da sottili colonnine e viti intrecciate che incorniciano l'azzurro dello sfondo. All'entrata, bianchi tendaggi vibrano e si agitano alla brezza marina, simili a fantasmi silenziosi.

Una volta, in una delle tante stanze del palazzo si poteva mirare una cosa molto curiosa: al centro della stanza stava una grossa vasca di forma ottagonale e poco più sopra, sospesa in aria da una catena, un modellino di nave. Assomigliava ad un antico veliero orientale, di struttura snella e allungata, e terminava a prora in testa di drago d'oro massiccio con due rubini per occhi. Al centro era collocato un graziosissimo baldacchino arredato in miniatura, con tappeti, cuscini e persino un tavolino in teak.

Dalla nave proveniva spesso una musica dolcissima: bastava abbassare la testa del drago, che subito le fauci si spalancavano, ma anziché eruttare lingue di fuoco, lasciavano fuoriuscire quelle note melodiose. La nave dondolava su e giù, al flusso immaginario delle onde e sul tetto del baldacchino, due topini danzavano leggiadramente.

La nave ed i due topini appartenevano alla principessina Orfea. Erano un regalo che il padre le aveva fatto perché lei non aveva sorelline con cui giocare e si annoiava molto. Ora, trascorreva quasi tutte le sue giornate dentro quella stanza; apriva elegantemente il ventaglio e subito Serafino e Linetta, così si chiamavano i due topini, iniziavano lo spettacolo. Si libravano nell'aria tenendosi con la coda ai nastrini colorati che pendevano dai pennoni e si dondolavano dolcemente al ritmo della musica. Poi Linetta si gettava nel vuoto roteando freneticamente in un giro di valzer, si aggrappava a Serafino e uniti si lasciavano trasportare dal nastrino in ampli ondeggiamenti, ebbri di musica e di colori.

Purtroppo un brutto giorno Serafino decise di partire stanco di quella prigionia dorata. Strappò uno dei nastrini e se ne servì a mo’ di scala fino a terra. Linetta non volle seguirlo,  il mondo esterno le faceva paura, lui promise di ritornare, ma il tempo passò e non se ne seppe più nulla.

Orfea era disperata; si fecero delle ricerche accurate nel palazzo, in mancanza di informazioni più precise la conclusione fu che lo avesse portato via un falco della montagna entrato dalla finestra rimasta aperta. Lei ordinò una lapide in sua commemorazione; ben presto però tutti si scordarono di lui.

Solo la topina non si rassegnava. Di giorno continuava il suo spettacolo: mentre danzava avvolta dalla musica sognava di averlo ancora al suo fianco, era l’unico momento che le rimaneva di felicità. Di notte si aggrappava alla speranza di vederlo riapparire all’improvviso e le ore non passavano mai. 

Temeva che Serafino fosse impossibilitato a ritornare e avesse bisogno di aiuto mentre lei consumava il suo tempo a piangere rimanendo però al sicuro e attaccata alle sue abitudini.

Alla fine decise di partire: si imbarcò clandestinamente sul primo mercantile che stava salpando per terre lontane. [...]

 

Michela Padula 

 


 

 

IN GIRO PER IL MONDO
è il numero 47 del catalogo

 

 

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