<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Comments for LibertàEdizioni News</title>
	<atom:link href="http://libertaedizioni.net/blog/index.php/comments/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://libertaedizioni.net/blog</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Jan 2012 10:45:30 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.4</generator>
	<item>
		<title>Comment on CONTATTI PRESENTAZIONI E DIFFUSIONE by Aurelio De Rose</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/2010/10/14/contatti-e-presentazioni-e-diffusione/comment-page-1/#comment-2891</link>
		<dc:creator>Aurelio De Rose</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:45:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?p=874#comment-2891</guid>
		<description>Desiderei conoscere i costi per una pubblicazione,
Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Desiderei conoscere i costi per una pubblicazione,<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on LibertàEdizioni &#8211; Testi by Danidannusa</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/scrivi-quello-che-vuoi/comment-page-1/#comment-2452</link>
		<dc:creator>Danidannusa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 14:41:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?page_id=379#comment-2452</guid>
		<description>NOTTE DI NATALE
TI HO RUBATO UNA NOTTE
QUELLA PIU&#039; ATTESA
QUELLA PIU&#039; GIOIOSA
QUELLA DA CANDELA ACCESA
QUELLA PIU&#039; LUMINOSA

TI HO RUBATO UNA NOTTE
DIETRO RICHIESTA D&#039;INVITO
CHIEDENDO IL PERMESSO
SAPENDO DI ESSSER SERVITO
PER IL MIO ASPETTO DIMESSO

TI HO RUBATO UNA NOTTE
CHE NON SAPEVI CHI PENSARE
PER FARTI SENTIRE SPECIALE
TI HO FATTO PAGARE
IL CONTO DI BABBO NATALE
DANIDANNUSA....visitate il mio sito web www.danidannusa.it
Buon Natale a tutti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>NOTTE DI NATALE<br />
TI HO RUBATO UNA NOTTE<br />
QUELLA PIU&#8217; ATTESA<br />
QUELLA PIU&#8217; GIOIOSA<br />
QUELLA DA CANDELA ACCESA<br />
QUELLA PIU&#8217; LUMINOSA</p>
<p>TI HO RUBATO UNA NOTTE<br />
DIETRO RICHIESTA D&#8217;INVITO<br />
CHIEDENDO IL PERMESSO<br />
SAPENDO DI ESSSER SERVITO<br />
PER IL MIO ASPETTO DIMESSO</p>
<p>TI HO RUBATO UNA NOTTE<br />
CHE NON SAPEVI CHI PENSARE<br />
PER FARTI SENTIRE SPECIALE<br />
TI HO FATTO PAGARE<br />
IL CONTO DI BABBO NATALE<br />
DANIDANNUSA&#8230;.visitate il mio sito web <a href="http://www.danidannusa.it" rel="nofollow">http://www.danidannusa.it</a><br />
Buon Natale a tutti!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on KINDLE ITALIA &#8211; GLI EBOOK DI LIBERTA&#8217; EDIZIONI by NEX-5N</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/2009/12/31/kindle-italia-gli-ebook-di-liberta-edizioni/comment-page-1/#comment-2212</link>
		<dc:creator>NEX-5N</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 18:50:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?p=821#comment-2212</guid>
		<description>Argomento Matchless, è molto interessante per me))))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Argomento Matchless, è molto interessante per me))))</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on BOOBZILLA ZOO &#8211; POESIE DI CORRADO SPAVIERO by Womens HandBags</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/2009/11/14/boobzilla-zoo-poesie-di-corrado-spaviero/comment-page-1/#comment-1781</link>
		<dc:creator>Womens HandBags</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 14:59:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?p=112#comment-1781</guid>
		<description>I know I&#039;m a bit past due in contributing my strategies but it specific submit developed me believe. It is an absorbing weblog post. I have become a regular reader of one&#039;s world wide web site because I stumbled on your web site a although again yet again. I cannot say that I agree with anything you acknowledged nonetheless they were emphatically enlightening! I could almost certainly be back&quot;....as you can see they are heavily spun. And thats just one comment, so you can see how they can make several hundred or thousands of variations.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I know I&#8217;m a bit past due in contributing my strategies but it specific submit developed me believe. It is an absorbing weblog post. I have become a regular reader of one&#8217;s world wide web site because I stumbled on your web site a although again yet again. I cannot say that I agree with anything you acknowledged nonetheless they were emphatically enlightening! I could almost certainly be back&#8221;&#8230;.as you can see they are heavily spun. And thats just one comment, so you can see how they can make several hundred or thousands of variations.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on LibertàEdizioni &#8211; Testi by Alondra Petersen</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/scrivi-quello-che-vuoi/comment-page-1/#comment-1618</link>
		<dc:creator>Alondra Petersen</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 11:19:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?page_id=379#comment-1618</guid>
		<description>Aloha fine web page.
  Is anyone aware if there R cheaper SMS text message marketing services for a shop at California than 12stores.com? They only cost nine dollars / month which is not much, nonetheless 1ve 2 present some more alternatives 4 my fellow workers. Please reply</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aloha fine web page.<br />
  Is anyone aware if there R cheaper SMS text message marketing services for a shop at California than 12stores.com? They only cost nine dollars / month which is not much, nonetheless 1ve 2 present some more alternatives 4 my fellow workers. Please reply</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on LibertàEdizioni &#8211; Testi by Angelica D'Agliano</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/scrivi-quello-che-vuoi/comment-page-1/#comment-1298</link>
		<dc:creator>Angelica D'Agliano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 07:51:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?page_id=379#comment-1298</guid>
		<description>SPARTACO - PARTE PRIMA
Spartaco sapeva aspettare. Nei mattini di sole capitava che con Gioele sostasse per ore in una conca prativa o sui declivi della montagna. Spartaco appunto aspettava che Gioele fischiasse l&#039;ordine di raggruppare il bestiame, di condurlo al pascolo o alla stalla. Allora correva ai fianchi del gregge e perfino sui dorsi e in silenzio o gettando una voce alle pecore faceva in fretta ciò che gli era stato chiesto. Poi trotterellava al suo posto e si accovacciava nuovamente ai piedi di Gioele.
Rientravano a buio fatto. Nella stanza in cui consumavano la cena c&#039;era il camino sul cui fuoco cuoceva il latte dei pecorini (maturavano su letti intrecciati di rami) e un giaciglio di paglia che veniva cambiato ogni giorno. Quel giaciglio era la cuccia di Spartaco.
Dopo aver mangiato Gioele riempiva una pentola sbeccata con quel che restava sulla tavola, a volte cereali, a volte zuppa o brodo oppure ossa, e la porgeva a Spartaco. Voleva dire, ora puoi mangiare e riposarti. Spartaco masticava in silenzio e poi si coricava ai piedi di Gioele se girava il latte nel pentolone o intagliava bastoni. Quando Gioele si ritirava anche Spartaco scavava una piccola fossa nel giaciglio di fieno e si addormentava.
***
Andarono avanti molti anni. Accudivano il bestiame e la sera Gioele girava il latte sul fuoco per farne formaggio. Ma un giorno Gioele fermò lo stecco nel pentolone e si lamentò: vorrei una donna che girasse il latte e che mi desse figli affinché io un giorno possa riposarmi.
Allora Gioele raggiunse la città e si unì alla figlia di un macellaio. Bianca e rosa era la figlia e si chiamava Gisela.
Gisela imparò a girare il latte, Gioele spiegava come fare il formaggio: “Il latte in una pentola è una gora di schiuma e di grasso. È come la pecora che ha il vello ricciuto e il ventre pieno, come piena sei tu adesso che hai in ventre i miei figli per i quali lavoreremo e, un giorno, ci riposeremo. Ma se al latte aggiungi questa polvere di stomaco di agnello il latte e la polvere si riconoscono e ribollono, e nascono uova di siero e sostanza. Tu farai asciugare il siero sui letti intrecciati di rami e col pepe e le erbe maturerai la sostanza. E di sostanza e frumento ci nutriremo e staremo bene, insieme.
Così Gioele e Spartaco accudivano il bestiame. Rientravano a casa a buio fatto, Gisela girava il latte e intrecciava letti di rami. Un giorno disse a Gioele: “Il parto è vicino. Scenderai in paese e comprerai bende di lino e saponi, e recipienti per l&#039;acqua. Li scambierai con un agnello nato da poco”. E quando Gioele ebbe sgozzato l&#039;agnello, lavato le dita col primo sangue e se ne fu andato Gisela disse “Nessuno mi ama. Sono sola tutto il giorno a gonfiare il seme del mio uomo e girare latte e stomaci d&#039;agnello”. E mentre parlava Gisela piangeva, e mentre Gisela piangeva Spartaco guaiva, e mentre Spartaco l&#039;annusava Gisela si premeva la testa nera sul ventre e diceva come sono sola come sono sola e tu come sei buono quanto sei buono – e gemeva gemeva in una tempesta di vestiti e piedi nudi, tenendosi il grembo.
Partorì una femmina. La sera dopo aver mangiato Gioele riempiva una ciotola di avanzi, potevano essere rape bollite o cereali e la porgeva a Spartaco, che aspettava accovacciato fuori dalla porta. Le ossa e la carne avanzata servivano a Gisela per fare pasticci con cui ingrassava il suo latte. Al posto del giaciglio di paglia c&#039;era la culla dove dormiva la figlia Claudine.
***
Passarono così molti anni. Claudine, quasi una donna, girava il latte e Gisela, ancora piena, intrecciava rami sui quali maturavano uova di siero e sostanza. Un giorno Claudine fermò lo stecco nel pentolone e si lamentò. Mamma, disse, vorrei vedere la città. E Gisela rispose: il sole è sorto da poco e Gioele non rientrerà prima del tramonto. Vestiamoci e andiamo in città. Porteremo con noi ricotte e lana, e le scambieremo, se siamo fortunate, con zenzeri freschi e datteri d&#039;Africa.
E la città era così grande. Sventagliavano i banchi degli speziali, gli agnelli freschi ancora gocciolanti ai ganci dei macellai, drappeggiavano le stoffe, dentro le botteghe buie croccavano le focacce e il pane, i sacchi di droghe e le farine, e agli angoli le fattucchiere e gli straccioni, piagati mostruosi, si offrivano di provocare un destino o di leggere il futuro in una manciata d&#039;ossa o nella forma di uno sputo per terra, per un cucchiaio di ricotta di pecora. “Mamma – aveva mormorato Claudine davanti a un cartello di legno dipinto – vado a farmi dire il destino”. 
C&#039;era una tenda buia, un indovino vaticinava nella stanza e bruciava un impasto d&#039;incenso. Poi tacque. Quando ebbe finito di parlare, Claudine ansava, e si sentì stringere la mano più forte.
Claudine credette di vedere le sue orbite azzurre anziché vuote, e il siriano che aveva parlato, che era giovane e cieco, l&#039;afferrò nell&#039;intervallo di silenzio di lei e le si strinse addosso, Claudine piangeva e il siriano l&#039;annusava, Claudine si premeva la testa nera sul petto e diceva come sono sola come sono sola, il siriano si spingeva addosso a lei e Claudine tremava tremava, finché si calmò – gemeva piano, come una cavalla, in una tempesta di vestiti e piedi nudi quando Gisela si accostò alla tenda e fece cenno di entrare, contenta di aver scambiato una ricotta di pecora per una manciata di datteri d&#039;Africa.
***
Ora niente era al proprio posto. Le rocce erano farinose e gialle, gli alberi secchi, i frutti verminosi, i prati ispidi e spazzati di vento. Gisela portava l&#039;erba alle pecore, Claudine rovesciava il luridume in secchi e i secchi nelle fosse. Mentre guardavano le pecore si montavano fra loro e lasciavano semi neri sui campi. Claudine disse: “Il siriano ha visto che vivremo in città, saremo ricche e staremo bene, insieme”; “ma come possiamo fare”, rispose Gisela, che portava sui fianchi un fascio di fieno.
“Venderemo le bestie”, disse Claudine.
“Venderemo le bestie, ma dovremo preparare un inganno”, rispose Gisela, e gettò l&#039;erba alle pecore mute.
La notte galleggiava intorno a uno spicchio e una ridda di stelle, Gisela e Claudine percossero la porta e nella stalla fu come un bagno la luna sul fieno e la lana delle pecore addormentate. Gli agnelli più piccoli presero Gisela e Claudine, zittirono le madri e li soffocarono in una coperta e sui corpi sfregarono gli zenzeri, sulle groppe e sulle cosce li sfregarono finché non sentirono il vello disfarsi e si furono bagnate le dita del primo sangue, ma era un sangue drogato che bruciò loro le mani. E quando Gioele vide gli agnelli morti piagati pensò a malattie che non conosceva, a una malia o una disgrazia, ed ebbe dolore, e con dolore parlò la sera a Gisela e Claudine, e Gisela e Claudine si abbracciavano e piangevano, ché le bestie morivano i campi seccavano e la casa cadeva a pezzi, e tanto valeva vendere tutto e cercare di farsi una vita in città.
***
Gioele e Spartaco sapevano aspettare. Nei mattini di sole capitava che guardassero il fiume bianco luccicare ai piedi delle case, fino al porto. La città era grande, le barche passavano sotto i ponti ed era un sospiro di legna e urla di marinai, e le ragazze vestite di trina si fermavano lungo le balaustre coi petti gonfi e fiori nei capelli, e sorridevano agli uomini come fosse primavera, come fossero già sfracellate lungo un canale di corpi pieni e disfatti, di proliferazione.
Ogni giorno nel fresco della bottega Claudine si piegava sui tagli di vacca e d&#039;agnello, passava le mani sulle bestie esotiche e le dissezionava secondo un istinto di scomposizione o un intuito per la base dei nervi, le intersezioni, i nodi che trattengono la vita nella sua maglia nervosa e muscolare. Gisela, invece, teneva i conti della macelleria e si compiaceva della figlia, se si passava le mani sul grembo e le dita lasciavano una ragnatela umida sulla superficie della pancia pulsante. Ogni sera contavano i soldi e tornavano a casa con una borsa di cuoio spessa e una carta di manzo o altra carne se avanzava sul banco e la drogavano su un ceppo di legno e la cuocevano in una pentola nera alla base del camino. Gioele e Spartaco rientravano quando tutte le navi erano passate lungo il fiume bianco ai piedi delle case e Gisela serviva la carne e mangiavano in silenzio. Quando i piatti erano vuoti Gisela e Claudine si ritiravano, Gioele scaldava una pentola d&#039;acqua sul fuoco radunava i piatti versava l&#039;acqua grattava un pezzo di sapone nell&#039;acqua lavava i piatti del sangue e delle droghe e lavava le mani e i polsi e gettava l&#039;acqua fuori della porta e passava la ramazza e versava altra acqua e altro sapone sulle pietre e strusciava lo straccio finché il pavimento non era bruno e poteva asciugare al silenzio della luna. Una sera Gioele passava appunto lo straccio quando si piegò e cadde sul pavimento ancora sporco.
Gisela e Claudine rientravano a casa a buio fatto, ogni sera portavano una carta piena di viscere o altra carne se avanzava sul banco e ne facevano stufato e mangiavano in silenzio. Poi Gisela raccoglieva gli avanzi in una scodella e Claudine radunava i piatti versava l&#039;acqua grattava un pezzo di sapone nell&#039;acqua lavava i piatti e sospirava, così colma di stanchezza e già lo si poteva vedere del seme di un uomo che la sera si affacciava sulla soglia con un mantello da ufficiale e i mustacchi arricciati coi ferri. Mormoravano il militare Ranieri e la macellaia Claudine sulla soglia della casa di città al silenzio della luna. Gisela impartiva cucchiai di carne avanzata, Gioele apriva allungava la lingua gialla e si lasciava imboccare, le mani afflosciate sul petto carezzavano il lenzuolo e il letto era un giaciglio di paglia e aveva un odore dolciastro. Quando era stanca Gisela lasciava la scodella per terra e si ritirava. Spartaco leccava ciò che era avanzato.
SPARTACO - PARTE SECONDA
Per la festa della primavera le madri insuperbivano le figlie con nastri e pettini di corno. Negli armadi, in ogni armadio, stecche di balena inturgidivano corpetti, aprivano a corolla gonne cremisi e ponsò, e poi tuniche e scialli, fiorami dipinti, cuffie sugli zigomi e le nuche fresche di sapone e carni morbide e fondenti, arricciate appena sulle capigliature rame e castagna, organze croccanti sulla linea dei fianchi. Giri di vita vertiginosi allacciavano gli addomi di fasce cangianti. Le fusciacche arrivavano già intessute dalle navi che ogni mese salpavano dal porto a caccia di schiavi. Le madri aspettavano sul molo gli armatori, gli armatori trattavano, gengive nere e mani inanellate. I marinai estirpavano matasse dalla pancia dei velieri, le donne le riponevano fra le cocche dei grembiuli e le portavano a casa. Così abbigliavano le figlie per la festa del solstizio.
Erano sere imprecise. Il seme dei fiori indorava i vetri delle case, le pietre e il fogliame di una prurigine odorosa. L&#039;aria, sfocata, era fresca e impediva di pensare. Claudine nettava le trippe in conche di marmo. Aveva gomiti sbucciati, muoveva le trippe nell&#039;acqua e le dita nelle trippe, raccoglieva le sostanze e le diluiva nell&#039;acqua finché l&#039;acqua si faceva scura e penetrante,  gettava l&#039;acqua limacciosa nell&#039;orto e ritornava a nettare le trippe con le stesse dita e gli stessi gomiti, finché tutte le superfici si erano fatte bianche e la merda era tutta iniettata e dispersa nell&#039;acqua. Poi Claudine recideva bietole nell&#039;orto e ne faceva coste e parti verdi. Soffriggeva le foglie e accompagnava la trippa con crostoni e molliche, su una tovaglia macchiata di vino. Ranieri Gisela e Caludine mangiavano quelle cose. Quando avevano finito Claudine cucinava una zuppa col brodo della trippa e le coste di bieta. Gioele beveva la zuppa e si faceva gocciolare le coste sulla barba.
La festa era vicina. Dopo mangiato i giovanotti invadevano i campi e le ragazze della città si ritiravano. Rammendavano gli abiti, provavano le scarpe e con la testa nelle palme contavano le perle in fila dei loro gioielli.
Al centro della camera di Claudine c&#039;era una lastra grande come un ritratto, accanto alla lastra ardeva una bugia e un vaso di clivie, con le foglie arricciate a nastro e i globi arancioni spenzolanti nel buio. Sulla superficie della lastra Claudine specchiava le proprie dita che liberavano i capelli e poi le spalle dai lacci e dal vestito. S&#039;imporporava le labbra e le guance, raccoglieva i capelli in ciocche e le ciocche in riccioli, su una spalla e su un&#039;altra, lungo la linea del collo. Sentiva il petto oppresso e ne liberava le masse tumide, che dondolavano col movimento del suo respiro, oppure se ne colmava le mani e le accoppiava sotto le carene delle clavicole imitando il disegno di un abito da festa. E mormorava: la più bella. Poi un pensiero la scuoteva, prendeva fra le palme i lembi della fusciacca e ne cingeva la vita, misurando il proprio profilo di macellaia bambina allo specchio. La sciarpa, color veratro e oro, si arricciava in un fiocco appena sopra le reni. Sul davanti riluceva del peso, ormai evidente, del seme di Ranieri, e la sfigurava.
Claudine gonfiò il petto e cercò di slanciare con la postura la propria persona, così nuova, appesantita. Fuori tracciavano l&#039;aria i primi spari. Le ragazze della città rammendavano gli abiti e con la testa nelle palme immaginavano quel che sarebbe accaduto per la festa del solstizio. Claudine si piegò su proprio figlio e non si accorse che la rabbia le scuoteva le spalle come piccoli colpi di maglio.
SPARTACO - PARTE TERZA
Gioele, solo, nuotava con gli occhi nella stanza. Fuori la sera punteggiava fuochi e schiamazzi per la festa del solstizio. Nel medesimo modo e per il resto, fuori  c&#039;era un odore che non si poteva sopportare, che soffiava e impregnava tutto, che invecchiava, spolpava e tirava avanti. Era l&#039;aria che portava il seme di dio. Gioele prese dell&#039;aria nelle labbra e la tossì, alzò una mano, forse cercò dell&#039;acqua, infine il corpo distese sul letto e restò immobile. Era morto. 
Cosa aveva provato Gioele. Sentiva gli occhi leggeri, una mano stringere la collottola e i nervi ritirarsi in un punto e il punto rimpicciolire. E poi tutto mescolarsi, tutto si era mescolato e le cose erano cambiate ancora e aveva iniziato a sapere, da morto, la parte della più superficiale scorza del mondo.
Solo dopo molto, quando la notte aveva raggiunto la massima distanza dal giorno, la porta si era aperta e Gisela doveva aver cacciato Spartaco che doveva aver abbaiato al corpo già impercettibilmente corrotto, ma che nessuno sospettava fosse così morto, perché era normale che Gioele stesse dormendo. Così tutti dovevano essersi addormentati intorno al suo corpo morto, mentre dei loro corpi vivi ora appariva la fermentazione e la serie di cavità liquide proprio nell&#039;ordine stabilito dalla sopravvivenza. Appariva il succo e l&#039;inacidimento delle digestioni e le bolle d&#039;aria batteriche proprie del nutrimento, dal momento che un corpo tiene in ostaggio acqua e sostanza minerale per lasciarsi bruciare in modo infinitamente composto, in modo infinitamente paradossale da stare perfino bene ad ogni boccata di ossigeno. Le pance di Gisela e Claudine dovevano essere state tese, dovevano aver barcollato intorno al giaciglio, dovevano aver sfiorato la paglia con la punta dei piedi, aver denudato prima i sederi e le gambe, di malagrazia, aver cercato un pitale o una pentola di coccio, aver abbandonato il resto dei panni e se stesse sui grandi lenzuoli di lino, aver riso e biascicato finché non si fossero sentite tranquille, che la metà più terribile della notte era passata e ci si poteva abbandonare al mattino.
Ranieri invece doveva essersi accoccolato sulla soglia, doveva aver vomitato, perché nell&#039;aia doveva esserci un vischio acido e sconvolto di stomaco maschile. E Spartaco doveva aver abbaiato ancora sui piedi e le ginocchia di Gioele, doveva aver cercato le mani e il naso, doveva aver morsicato la paglia e ululato e urlato. E Ranieri doveva aver provato un tamburellare doloroso di capo, il pelame ispido sulle natiche e le cosce di uomo e il fiato guasto, e doveva aver gridato e doveva essersi buttato in casa. E doveva aver trovato Spartaco con una gran pelliccia nera e un filo di schiuma appeso alle labbra, e doveva averlo colpito e Spartaco doveva avergli morsicato una gamba quando aveva cercato di tirare un calcio al giaciglio e Ranieri doveva aver tirato fuori un coltello e doveva averlo piantato nel petto di Spartaco, e poi doveva essersi addormentato con lui, finalmente, addosso al corpo umido del suo cane silenzioso.
Così doveva essere andata. Là dov&#039;era adesso, Gioele sentì uno scricchiolio, una lama e una conchiglia d&#039;ossa schiantata per sempre. Poi non ci fu più nulla.

Angelica D&#039;Agliano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SPARTACO &#8211; PARTE PRIMA<br />
Spartaco sapeva aspettare. Nei mattini di sole capitava che con Gioele sostasse per ore in una conca prativa o sui declivi della montagna. Spartaco appunto aspettava che Gioele fischiasse l&#8217;ordine di raggruppare il bestiame, di condurlo al pascolo o alla stalla. Allora correva ai fianchi del gregge e perfino sui dorsi e in silenzio o gettando una voce alle pecore faceva in fretta ciò che gli era stato chiesto. Poi trotterellava al suo posto e si accovacciava nuovamente ai piedi di Gioele.<br />
Rientravano a buio fatto. Nella stanza in cui consumavano la cena c&#8217;era il camino sul cui fuoco cuoceva il latte dei pecorini (maturavano su letti intrecciati di rami) e un giaciglio di paglia che veniva cambiato ogni giorno. Quel giaciglio era la cuccia di Spartaco.<br />
Dopo aver mangiato Gioele riempiva una pentola sbeccata con quel che restava sulla tavola, a volte cereali, a volte zuppa o brodo oppure ossa, e la porgeva a Spartaco. Voleva dire, ora puoi mangiare e riposarti. Spartaco masticava in silenzio e poi si coricava ai piedi di Gioele se girava il latte nel pentolone o intagliava bastoni. Quando Gioele si ritirava anche Spartaco scavava una piccola fossa nel giaciglio di fieno e si addormentava.<br />
***<br />
Andarono avanti molti anni. Accudivano il bestiame e la sera Gioele girava il latte sul fuoco per farne formaggio. Ma un giorno Gioele fermò lo stecco nel pentolone e si lamentò: vorrei una donna che girasse il latte e che mi desse figli affinché io un giorno possa riposarmi.<br />
Allora Gioele raggiunse la città e si unì alla figlia di un macellaio. Bianca e rosa era la figlia e si chiamava Gisela.<br />
Gisela imparò a girare il latte, Gioele spiegava come fare il formaggio: “Il latte in una pentola è una gora di schiuma e di grasso. È come la pecora che ha il vello ricciuto e il ventre pieno, come piena sei tu adesso che hai in ventre i miei figli per i quali lavoreremo e, un giorno, ci riposeremo. Ma se al latte aggiungi questa polvere di stomaco di agnello il latte e la polvere si riconoscono e ribollono, e nascono uova di siero e sostanza. Tu farai asciugare il siero sui letti intrecciati di rami e col pepe e le erbe maturerai la sostanza. E di sostanza e frumento ci nutriremo e staremo bene, insieme.<br />
Così Gioele e Spartaco accudivano il bestiame. Rientravano a casa a buio fatto, Gisela girava il latte e intrecciava letti di rami. Un giorno disse a Gioele: “Il parto è vicino. Scenderai in paese e comprerai bende di lino e saponi, e recipienti per l&#8217;acqua. Li scambierai con un agnello nato da poco”. E quando Gioele ebbe sgozzato l&#8217;agnello, lavato le dita col primo sangue e se ne fu andato Gisela disse “Nessuno mi ama. Sono sola tutto il giorno a gonfiare il seme del mio uomo e girare latte e stomaci d&#8217;agnello”. E mentre parlava Gisela piangeva, e mentre Gisela piangeva Spartaco guaiva, e mentre Spartaco l&#8217;annusava Gisela si premeva la testa nera sul ventre e diceva come sono sola come sono sola e tu come sei buono quanto sei buono – e gemeva gemeva in una tempesta di vestiti e piedi nudi, tenendosi il grembo.<br />
Partorì una femmina. La sera dopo aver mangiato Gioele riempiva una ciotola di avanzi, potevano essere rape bollite o cereali e la porgeva a Spartaco, che aspettava accovacciato fuori dalla porta. Le ossa e la carne avanzata servivano a Gisela per fare pasticci con cui ingrassava il suo latte. Al posto del giaciglio di paglia c&#8217;era la culla dove dormiva la figlia Claudine.<br />
***<br />
Passarono così molti anni. Claudine, quasi una donna, girava il latte e Gisela, ancora piena, intrecciava rami sui quali maturavano uova di siero e sostanza. Un giorno Claudine fermò lo stecco nel pentolone e si lamentò. Mamma, disse, vorrei vedere la città. E Gisela rispose: il sole è sorto da poco e Gioele non rientrerà prima del tramonto. Vestiamoci e andiamo in città. Porteremo con noi ricotte e lana, e le scambieremo, se siamo fortunate, con zenzeri freschi e datteri d&#8217;Africa.<br />
E la città era così grande. Sventagliavano i banchi degli speziali, gli agnelli freschi ancora gocciolanti ai ganci dei macellai, drappeggiavano le stoffe, dentro le botteghe buie croccavano le focacce e il pane, i sacchi di droghe e le farine, e agli angoli le fattucchiere e gli straccioni, piagati mostruosi, si offrivano di provocare un destino o di leggere il futuro in una manciata d&#8217;ossa o nella forma di uno sputo per terra, per un cucchiaio di ricotta di pecora. “Mamma – aveva mormorato Claudine davanti a un cartello di legno dipinto – vado a farmi dire il destino”.<br />
C&#8217;era una tenda buia, un indovino vaticinava nella stanza e bruciava un impasto d&#8217;incenso. Poi tacque. Quando ebbe finito di parlare, Claudine ansava, e si sentì stringere la mano più forte.<br />
Claudine credette di vedere le sue orbite azzurre anziché vuote, e il siriano che aveva parlato, che era giovane e cieco, l&#8217;afferrò nell&#8217;intervallo di silenzio di lei e le si strinse addosso, Claudine piangeva e il siriano l&#8217;annusava, Claudine si premeva la testa nera sul petto e diceva come sono sola come sono sola, il siriano si spingeva addosso a lei e Claudine tremava tremava, finché si calmò – gemeva piano, come una cavalla, in una tempesta di vestiti e piedi nudi quando Gisela si accostò alla tenda e fece cenno di entrare, contenta di aver scambiato una ricotta di pecora per una manciata di datteri d&#8217;Africa.<br />
***<br />
Ora niente era al proprio posto. Le rocce erano farinose e gialle, gli alberi secchi, i frutti verminosi, i prati ispidi e spazzati di vento. Gisela portava l&#8217;erba alle pecore, Claudine rovesciava il luridume in secchi e i secchi nelle fosse. Mentre guardavano le pecore si montavano fra loro e lasciavano semi neri sui campi. Claudine disse: “Il siriano ha visto che vivremo in città, saremo ricche e staremo bene, insieme”; “ma come possiamo fare”, rispose Gisela, che portava sui fianchi un fascio di fieno.<br />
“Venderemo le bestie”, disse Claudine.<br />
“Venderemo le bestie, ma dovremo preparare un inganno”, rispose Gisela, e gettò l&#8217;erba alle pecore mute.<br />
La notte galleggiava intorno a uno spicchio e una ridda di stelle, Gisela e Claudine percossero la porta e nella stalla fu come un bagno la luna sul fieno e la lana delle pecore addormentate. Gli agnelli più piccoli presero Gisela e Claudine, zittirono le madri e li soffocarono in una coperta e sui corpi sfregarono gli zenzeri, sulle groppe e sulle cosce li sfregarono finché non sentirono il vello disfarsi e si furono bagnate le dita del primo sangue, ma era un sangue drogato che bruciò loro le mani. E quando Gioele vide gli agnelli morti piagati pensò a malattie che non conosceva, a una malia o una disgrazia, ed ebbe dolore, e con dolore parlò la sera a Gisela e Claudine, e Gisela e Claudine si abbracciavano e piangevano, ché le bestie morivano i campi seccavano e la casa cadeva a pezzi, e tanto valeva vendere tutto e cercare di farsi una vita in città.<br />
***<br />
Gioele e Spartaco sapevano aspettare. Nei mattini di sole capitava che guardassero il fiume bianco luccicare ai piedi delle case, fino al porto. La città era grande, le barche passavano sotto i ponti ed era un sospiro di legna e urla di marinai, e le ragazze vestite di trina si fermavano lungo le balaustre coi petti gonfi e fiori nei capelli, e sorridevano agli uomini come fosse primavera, come fossero già sfracellate lungo un canale di corpi pieni e disfatti, di proliferazione.<br />
Ogni giorno nel fresco della bottega Claudine si piegava sui tagli di vacca e d&#8217;agnello, passava le mani sulle bestie esotiche e le dissezionava secondo un istinto di scomposizione o un intuito per la base dei nervi, le intersezioni, i nodi che trattengono la vita nella sua maglia nervosa e muscolare. Gisela, invece, teneva i conti della macelleria e si compiaceva della figlia, se si passava le mani sul grembo e le dita lasciavano una ragnatela umida sulla superficie della pancia pulsante. Ogni sera contavano i soldi e tornavano a casa con una borsa di cuoio spessa e una carta di manzo o altra carne se avanzava sul banco e la drogavano su un ceppo di legno e la cuocevano in una pentola nera alla base del camino. Gioele e Spartaco rientravano quando tutte le navi erano passate lungo il fiume bianco ai piedi delle case e Gisela serviva la carne e mangiavano in silenzio. Quando i piatti erano vuoti Gisela e Claudine si ritiravano, Gioele scaldava una pentola d&#8217;acqua sul fuoco radunava i piatti versava l&#8217;acqua grattava un pezzo di sapone nell&#8217;acqua lavava i piatti del sangue e delle droghe e lavava le mani e i polsi e gettava l&#8217;acqua fuori della porta e passava la ramazza e versava altra acqua e altro sapone sulle pietre e strusciava lo straccio finché il pavimento non era bruno e poteva asciugare al silenzio della luna. Una sera Gioele passava appunto lo straccio quando si piegò e cadde sul pavimento ancora sporco.<br />
Gisela e Claudine rientravano a casa a buio fatto, ogni sera portavano una carta piena di viscere o altra carne se avanzava sul banco e ne facevano stufato e mangiavano in silenzio. Poi Gisela raccoglieva gli avanzi in una scodella e Claudine radunava i piatti versava l&#8217;acqua grattava un pezzo di sapone nell&#8217;acqua lavava i piatti e sospirava, così colma di stanchezza e già lo si poteva vedere del seme di un uomo che la sera si affacciava sulla soglia con un mantello da ufficiale e i mustacchi arricciati coi ferri. Mormoravano il militare Ranieri e la macellaia Claudine sulla soglia della casa di città al silenzio della luna. Gisela impartiva cucchiai di carne avanzata, Gioele apriva allungava la lingua gialla e si lasciava imboccare, le mani afflosciate sul petto carezzavano il lenzuolo e il letto era un giaciglio di paglia e aveva un odore dolciastro. Quando era stanca Gisela lasciava la scodella per terra e si ritirava. Spartaco leccava ciò che era avanzato.<br />
SPARTACO &#8211; PARTE SECONDA<br />
Per la festa della primavera le madri insuperbivano le figlie con nastri e pettini di corno. Negli armadi, in ogni armadio, stecche di balena inturgidivano corpetti, aprivano a corolla gonne cremisi e ponsò, e poi tuniche e scialli, fiorami dipinti, cuffie sugli zigomi e le nuche fresche di sapone e carni morbide e fondenti, arricciate appena sulle capigliature rame e castagna, organze croccanti sulla linea dei fianchi. Giri di vita vertiginosi allacciavano gli addomi di fasce cangianti. Le fusciacche arrivavano già intessute dalle navi che ogni mese salpavano dal porto a caccia di schiavi. Le madri aspettavano sul molo gli armatori, gli armatori trattavano, gengive nere e mani inanellate. I marinai estirpavano matasse dalla pancia dei velieri, le donne le riponevano fra le cocche dei grembiuli e le portavano a casa. Così abbigliavano le figlie per la festa del solstizio.<br />
Erano sere imprecise. Il seme dei fiori indorava i vetri delle case, le pietre e il fogliame di una prurigine odorosa. L&#8217;aria, sfocata, era fresca e impediva di pensare. Claudine nettava le trippe in conche di marmo. Aveva gomiti sbucciati, muoveva le trippe nell&#8217;acqua e le dita nelle trippe, raccoglieva le sostanze e le diluiva nell&#8217;acqua finché l&#8217;acqua si faceva scura e penetrante,  gettava l&#8217;acqua limacciosa nell&#8217;orto e ritornava a nettare le trippe con le stesse dita e gli stessi gomiti, finché tutte le superfici si erano fatte bianche e la merda era tutta iniettata e dispersa nell&#8217;acqua. Poi Claudine recideva bietole nell&#8217;orto e ne faceva coste e parti verdi. Soffriggeva le foglie e accompagnava la trippa con crostoni e molliche, su una tovaglia macchiata di vino. Ranieri Gisela e Caludine mangiavano quelle cose. Quando avevano finito Claudine cucinava una zuppa col brodo della trippa e le coste di bieta. Gioele beveva la zuppa e si faceva gocciolare le coste sulla barba.<br />
La festa era vicina. Dopo mangiato i giovanotti invadevano i campi e le ragazze della città si ritiravano. Rammendavano gli abiti, provavano le scarpe e con la testa nelle palme contavano le perle in fila dei loro gioielli.<br />
Al centro della camera di Claudine c&#8217;era una lastra grande come un ritratto, accanto alla lastra ardeva una bugia e un vaso di clivie, con le foglie arricciate a nastro e i globi arancioni spenzolanti nel buio. Sulla superficie della lastra Claudine specchiava le proprie dita che liberavano i capelli e poi le spalle dai lacci e dal vestito. S&#8217;imporporava le labbra e le guance, raccoglieva i capelli in ciocche e le ciocche in riccioli, su una spalla e su un&#8217;altra, lungo la linea del collo. Sentiva il petto oppresso e ne liberava le masse tumide, che dondolavano col movimento del suo respiro, oppure se ne colmava le mani e le accoppiava sotto le carene delle clavicole imitando il disegno di un abito da festa. E mormorava: la più bella. Poi un pensiero la scuoteva, prendeva fra le palme i lembi della fusciacca e ne cingeva la vita, misurando il proprio profilo di macellaia bambina allo specchio. La sciarpa, color veratro e oro, si arricciava in un fiocco appena sopra le reni. Sul davanti riluceva del peso, ormai evidente, del seme di Ranieri, e la sfigurava.<br />
Claudine gonfiò il petto e cercò di slanciare con la postura la propria persona, così nuova, appesantita. Fuori tracciavano l&#8217;aria i primi spari. Le ragazze della città rammendavano gli abiti e con la testa nelle palme immaginavano quel che sarebbe accaduto per la festa del solstizio. Claudine si piegò su proprio figlio e non si accorse che la rabbia le scuoteva le spalle come piccoli colpi di maglio.<br />
SPARTACO &#8211; PARTE TERZA<br />
Gioele, solo, nuotava con gli occhi nella stanza. Fuori la sera punteggiava fuochi e schiamazzi per la festa del solstizio. Nel medesimo modo e per il resto, fuori  c&#8217;era un odore che non si poteva sopportare, che soffiava e impregnava tutto, che invecchiava, spolpava e tirava avanti. Era l&#8217;aria che portava il seme di dio. Gioele prese dell&#8217;aria nelle labbra e la tossì, alzò una mano, forse cercò dell&#8217;acqua, infine il corpo distese sul letto e restò immobile. Era morto. <br />
Cosa aveva provato Gioele. Sentiva gli occhi leggeri, una mano stringere la collottola e i nervi ritirarsi in un punto e il punto rimpicciolire. E poi tutto mescolarsi, tutto si era mescolato e le cose erano cambiate ancora e aveva iniziato a sapere, da morto, la parte della più superficiale scorza del mondo.<br />
Solo dopo molto, quando la notte aveva raggiunto la massima distanza dal giorno, la porta si era aperta e Gisela doveva aver cacciato Spartaco che doveva aver abbaiato al corpo già impercettibilmente corrotto, ma che nessuno sospettava fosse così morto, perché era normale che Gioele stesse dormendo. Così tutti dovevano essersi addormentati intorno al suo corpo morto, mentre dei loro corpi vivi ora appariva la fermentazione e la serie di cavità liquide proprio nell&#8217;ordine stabilito dalla sopravvivenza. Appariva il succo e l&#8217;inacidimento delle digestioni e le bolle d&#8217;aria batteriche proprie del nutrimento, dal momento che un corpo tiene in ostaggio acqua e sostanza minerale per lasciarsi bruciare in modo infinitamente composto, in modo infinitamente paradossale da stare perfino bene ad ogni boccata di ossigeno. Le pance di Gisela e Claudine dovevano essere state tese, dovevano aver barcollato intorno al giaciglio, dovevano aver sfiorato la paglia con la punta dei piedi, aver denudato prima i sederi e le gambe, di malagrazia, aver cercato un pitale o una pentola di coccio, aver abbandonato il resto dei panni e se stesse sui grandi lenzuoli di lino, aver riso e biascicato finché non si fossero sentite tranquille, che la metà più terribile della notte era passata e ci si poteva abbandonare al mattino.<br />
Ranieri invece doveva essersi accoccolato sulla soglia, doveva aver vomitato, perché nell&#8217;aia doveva esserci un vischio acido e sconvolto di stomaco maschile. E Spartaco doveva aver abbaiato ancora sui piedi e le ginocchia di Gioele, doveva aver cercato le mani e il naso, doveva aver morsicato la paglia e ululato e urlato. E Ranieri doveva aver provato un tamburellare doloroso di capo, il pelame ispido sulle natiche e le cosce di uomo e il fiato guasto, e doveva aver gridato e doveva essersi buttato in casa. E doveva aver trovato Spartaco con una gran pelliccia nera e un filo di schiuma appeso alle labbra, e doveva averlo colpito e Spartaco doveva avergli morsicato una gamba quando aveva cercato di tirare un calcio al giaciglio e Ranieri doveva aver tirato fuori un coltello e doveva averlo piantato nel petto di Spartaco, e poi doveva essersi addormentato con lui, finalmente, addosso al corpo umido del suo cane silenzioso.<br />
Così doveva essere andata. Là dov&#8217;era adesso, Gioele sentì uno scricchiolio, una lama e una conchiglia d&#8217;ossa schiantata per sempre. Poi non ci fu più nulla.</p>
<p>Angelica D&#8217;Agliano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on KINDLE ITALIA &#8211; GLI EBOOK DI LIBERTA&#8217; EDIZIONI by buy sustanon</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/2009/12/31/kindle-italia-gli-ebook-di-liberta-edizioni/comment-page-1/#comment-977</link>
		<dc:creator>buy sustanon</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 08:46:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?p=821#comment-977</guid>
		<description>sito web Sweet, non mi ero imbattuto in un blog prima che nelle mie ricerche! Portare avanti il lavoro fantastico!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sito web Sweet, non mi ero imbattuto in un blog prima che nelle mie ricerche! Portare avanti il lavoro fantastico!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on ABBONAMENTO AI NOSTRI EBOOK by wholesale jewelry findings and supplies</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/2009/11/14/abbonamento-ai-nostri-ebook/comment-page-1/#comment-840</link>
		<dc:creator>wholesale jewelry findings and supplies</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 08:18:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?p=118#comment-840</guid>
		<description>Heya i am for the first time here. I found this board and I find It really useful &amp; it helped me out a lot. I hope to give something back and aid others like you helped me. &lt;a href=&quot;http://www.wholesalejewelryshop.org/earrings-metal-c-9_11.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;wholesale jewelry supply companies&lt;/a&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Heya i am for the first time here. I found this board and I find It really useful &amp; it helped me out a lot. I hope to give something back and aid others like you helped me. <a href="http://www.wholesalejewelryshop.org/earrings-metal-c-9_11.html" rel="nofollow">wholesale jewelry supply companies</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on IL PROGETTO RIO BRANCO &#8211; INTERVISTA A DON MARIO VISIBELLI by cz wholesale jewelry</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/2009/11/13/il-progetto-rio-branco-intervista-a-don-mario-visibelli/comment-page-1/#comment-839</link>
		<dc:creator>cz wholesale jewelry</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 08:15:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?p=38#comment-839</guid>
		<description>I don’t even know how I ended up here, but I thought this post was great. I do not know who you are but certainly you are going to a famous blogger if you are not already ;) Cheers! &lt;a href=&quot;http://www.wholesalejewelryshop.org/bangle-created-gemstone-c-21_22.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;silver wholesale jewelry&lt;/a&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I don’t even know how I ended up here, but I thought this post was great. I do not know who you are but certainly you are going to a famous blogger if you are not already <img src='http://libertaedizioni.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  Cheers! <a href="http://www.wholesalejewelryshop.org/bangle-created-gemstone-c-21_22.html" rel="nofollow">silver wholesale jewelry</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on RIO BRANCO by costume wholesale jewelry</title>
		<link>http://libertaedizioni.net/blog/2009/11/14/rio-branco/comment-page-1/#comment-838</link>
		<dc:creator>costume wholesale jewelry</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 08:14:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://libertaedizioni.net/blog/?p=136#comment-838</guid>
		<description>You really make it seem so easy with your presentation but I find this topic to be really something which I think I would never understand. It seems too complex and very broad for me. I&#039;m looking forward for your next post, I’ll try to get the hang of it! &lt;a href=&quot;http://www.wholesalejewelryshop.org/bracelet-c-13.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;wholesale jewelry accessories&lt;/a&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>You really make it seem so easy with your presentation but I find this topic to be really something which I think I would never understand. It seems too complex and very broad for me. I&#8217;m looking forward for your next post, I’ll try to get the hang of it! <a href="http://www.wholesalejewelryshop.org/bracelet-c-13.html" rel="nofollow">wholesale jewelry accessories</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

