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13/11/2009

DAL QUADERNO BLU – ROMANZO DI ASMAE DACHAN

Filed under: Recensioni — Administrator @ 15:29

ScreenHunter_166Da alcuni anni conosco Asmae e mi sono sentita onorata della sua richiesta di recensire il suo primo romanzo ancora prima di conoscerne il contenuto.
È una grande gioia per me parlare di un testo che insieme ad altri primeggia nella giovanissima letteratura musulmana in lingua italiana.
Non si tratta solo di saggistica o di autobiografie di neofiti, ma di romanzi e poesie che affrontano il tema, a mio avviso di scottante attualità, dell’intercultura.
La possibilità che individui diversi per cultura, tradizioni e religione possano convivere in maniera armoniosa e costruttiva è rappresentata in queste opere con strutture e modalità spesso assai diverse e in modo molto originale.
Questo romanzo è emblematico in questo senso.
Ma è molto di più, è un romanzo scritto da una donna, con protagoniste donne, in cui la femminilità è affrontata da diversi punti di vista e che trapela pagina dopo pagina in una prosa che si fonde spesso con la musicalità della poesia.
Un tratto caratteristico dello scrivere femminile, qualcosa che nello stile delle donne dà forma a ciò che ne è il tratto fondamentale: “la sensibilità”.
La sensibilità che è subito evidente dalle prime pagine, dalla “Stanza 103”, il ritratto più forte e certamente più affascinante del romanzo.
Quello in cui la bravura tecnica di Asmae non diventa mai impersonale o indifferente ma riesce a creare un ritratto carico di significati… una personalità affascinante e misteriosa che fino alla fine non viene del tutto svelata.
Un ritratto in cui come direbbe Calvino nelle sue “Lezioni Americane” il vago “porta con se un’idea di movimento e mutevolezza che si associa (…) tanto all’incerto e all’indefinito quanto alla grazia…”.
Quella grazia che come dice la stessa Asmae nel romanzo le permette di entrare nella vita degli altri ”in punta di piedi” senza disturbare, senza pretendere rivelazioni intime, senza dimenticare mai che il rispetto della sensibilità altrui è la base per la costruzione di qualsiasi rapporto umano.
Questo aspetto è presente in tutto il romanzo, fa parte dell’etica musulmana cui Asmae da voce con un limguaggio semplice, cui possono accedere tutti dal ragazzino di quinta elementare al docente universitario.
Un testo in cui è molto forte la duplice natura cui siamo partecipi noi musulmani italiani, appunto l’Islam e la cultura occidentale, sposati felicemente e in piena armonia, sebbene si tratti di un’armonia non sempre facile fatta di lotte e di conquiste sofferte.
Gloria un’altra protagonista, giovane donna occidentale problematica e complessa, la cui psicologia è ben delineata, una femminista matura, in cui il valore più alto è una profonda intellettualità unita ad un grande cuore.
Azra è Asmae, le sorelle di Asmae, sono io, Azra è “tutte le musulmane” che in Europa e nei paesi islamici studiano, prendono lauree e dottorati e agli occhi dei mass-media non esistono sono invisibili, incolore perché testimoniano che il velo non è un limite per loro ma sono un punto di vista diverso sul concetto di pudore e di educazione.
Ed è qui che viene fuori l’alto valore che Asmae dà alla letteratura come strumento privilegiato di conoscenza.
Tutto il suo romanzo rispetta e rispecchia questo ideale che fu di Roland Barth e di Calvino.
“La scrittura è l’incoronazione del pensare e del sentire, la scrittura ha il portere di rendere eterno ciò che effimero. Di rendere visibile ciò che è invisibile.”
Asmae affida questo suo pensiero alle misteriose parole della misteriosa scrittrice del “Quaderno Blu” simili parole possono benissimo essere completate da questo pensiero contenuto nelle Lezioni Americane:
”Nell’infinito universo della letteratura s’aprono sempre altre vie da esplorare, nuovissime o antichissime, stili e forme che possono cambiare la nostra immagine del mondo…”
Certo chi fosse pieno di pregiudizi forse dovrebbe leggere il romanzo di Asmae per comprendere appieno la totale infodatezza della sua Weltanschaung e rivedere la sua “immagine del mondo”.
Provare a osservare il mondo con gli occhi di Asmae… della donna della “Stanza 103”, di Gloria, di Azra…
Provare a coniugare come suggerisce il romanzo cuore e intelletto, cura per la forma e rispetto del contenuto sarebbe un enorme traguardo che questo romanzo ci sembra aver raggiunto.
Lo stile semplice eppure efficace ci stimola a cercare le verità contenute nel romanzo.
La suspance del sottile file rouge, che sentiamo ma che comprendiamo solo alla fine, tiene legate le tre donne è il risultato di un equilibrio e di una consapevolezza che oggi non sono così frequenti tra le cosiddette giovani promesse della letteratura.
In Asmae possiamo comprendere il significato di quanto Roland Barth sostiene ne “Il grado zero della scrittura”: “Lingua e stile sono oggetti; la scrittura è una funzione: essa è il rapporto tra la creazione e la società, è il linguaggio letterario trasformata dalla sua destinazione sociale e la forma, colta nella sua intenzione umana e legata così alle grandi crisi della Storia.”
La struttura è contrappuntistica, direbbe Edward Said, è la coesistenza di tre storie diverse tra loro, i cui destini si incontrano e si giustappongono come in una “Fuga a 3 voci”.
È la piena e matura consapevolezza della necessità del molteplice come possibilità per la crescita dell’individuo e della società.
C’è una leggerezza nello stile che non è mai superficialità anzi è quella leggerezza che nasce dalla consapevolezza della gravità e del peso del mondo, delle emozioni, del dolore e una leggerezza che aspira a far librare nei cieli più alti la profonda spiritualità intellettuale che si respira in ogni pagina del romanzo.
È nelle descrizioni del cielo e del mare, della nebbia, delle nubi, delle albe, nella descrizione rispettosa della psicologia dei personaggi.
La leggerezza soave di chi ha sperimentato la speranza nel dolore, e di chi sa che il destino se lo si accetta lo si può cambiare.
Asmae sa trasmettere anche nei momenti più emotivamente forti quella sensazione che ogni cosa sia al suo posto, che è un tratto tipico della religiosità musulmana, non ci sono le esasperazioni tipiche del Romanticismo o del Decantentismo che spesso si riscontrano in tanta letteratura e filmografia!
C’è la ricchezza di chi vuol far comprendere la profondità della natura femminile nella delicatezza delle pagine del romanzo.
In questo romanzo Asmae vuole suggerirci che possiamo aprirci un cammino dentro noi stessi per giungere fino alla “fonte silenziosa da cui si innalza la Luce che rende semplice ogni cosa.”
Il grande merito di questa giovane scrittrice musulmana sta nell’aver dimostrato come ancora oggi, in questo momento di grande “crisi della Storia” e dei valori possa esistere una forma d’arte impegnata che con grazia ed eleganza ci propone un modello di società alternativa e possibile, come, ancora, possano esserci forme di lotta intellettuale importanti come la letteratura entro le quali sono contenute le varianti di nuovi mondi possibili.
Spero che Asmae ci regali altri nuovi romanzi e che continui a mostrarci altre vie come racconta Sufi Yunus Emre[1] in questa poesia che dedico ad Asmae e a tutti i lettori di Asmae.

Sono il marinaio amato che i cieli
Ammirano.
L’oceano è la mia goccia d’acqua.
L’al di là degli orizzonti del mare mi appartiene.
Poiché questa mano non conosce
Che il cammino
Che conduce all’Amato,
la mia lingua né padrona né schiava
dirà la verità.

Irene Aaminah Ricotta

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[1] Henri Gougaud (a cura di) Racconti dei saggi Sufi, L’Ippocampo.

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