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Un libro innanzitutto di letteratura, va sottolineato perché i libri nel nostro tempo non sono ormai opere di letteratura se non raramente, come in questo caso. Un libro scritto da uno scrittore, dunque, non da un impiegato obbediente che su incarico di una casa editrice confeziona il libro di un personaggio televisivo o di un calciatore o di una donnetta allegra più o meno analfabeti. Un libro intelligente inoltre, che non è poco in un’epoca di dittatura della deficienza elevata a sistema. E un libro divertente, esilarante, liberatorio, quando spesso le opere di intelligenza sono anche opere cupe, pesanti e politicamente corrette. Fiorino Roberto ha la stoffa per diventare un fenomeno letterario, non fosse mai che la letteratura tornasse a farsi apprezzare da chi legge i libri. Il treno di mezzanotte di Fiorino Roberto è finalmente questo, un libro.

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quando sei seduto su una poltrona a sdraio sotto il sole di mezzogiorno, in una spiaggia poco affollata di una qualche nota località balneare, non ti possono davvero capitare molte cose. in particolare se sei allineato insieme ad altri tuoi coetanei seduti sullo stesso tipo di poltrone a sdraio, in senso parallelo alla battigia. e soprattutto sei hai circa ottant’anni. fra queste cose ad esempio può accadere che la crema per la protezione solare che ti è stata spalmata sul viso non venga del tutto assorbita dalla cute e lasci dunque ampie sbavature biancastre sulla fronte e agli angoli della bocca. oppure può succedere che il cappello per riparare dal sole la carnagione eccessivamente e ovviamente molto chiara sia più che indossato piuttosto solo appoggiato sul capo e penda da un lato scoprendo larghe porzioni di cranio. non molto altro di differente rispetto a questo a dire il vero. e tuttavia ancora qualcosa in più.
la spiaggia è alquanto deserta nel mese di giugno, il sole della tarda mattinata comunque abbastanza potente da provocare gravi scottature ad una pelle non abituata all’esposizione solare.
oltre che il viso è necessario proteggere i polpacci i piedi e le braccia, lasciati scoperti rispettivamente dai pantaloni ripiegati sulle ginocchia e dalle camicie arrotolate fino al gomito.
è anche opportuno munirsi di occhiali da sole per attenuare il fastidio del riflesso proveniente dal mare e particolarmente intenso nelle giornate limpide. gli stabilimenti balneari non sono ancora attivi sebbene comincino a predisporsi per l’imminente stagione estiva, qualcuno inizia a sistemare cabine, sedie e tavoli, altri ripuliscono il terreno circostante dai residui di inverno rimasti a segnalare passaggi di esseri. le poltrone a sdraio sono state prelevate da una considerevole quantità impilata contro il muro laterale del bagno corallo, nettate alla meglio con giornali e fazzoletti e successivamente collocate vicino all’acqua nel numero di dodici, anche se non troppo vicino perché non si sa mai. poche persone passeggiano sulla battigia, alcuni portano il cane a spasso, come si dice, oppure si fanno portare come magari si dice meno. altre persone corrono oppure fanno esercizi ginnici che al giorno d’oggi si chiama fare stretching mentre correre al giorno d’oggi si chiama fare jogging. che il fatto di usare una terminologia diversa non vuol mica dire non conoscere le lingue straniere. uno magari semplicemente usa la propria lingua per chiamare le cose, invece di tradurre le cose in altre lingue, che poi alla fine le cose rimangono le stesse e se stai facendo ginnastica stai solo facendo ginnastica e chiamare questa cosa stretching forse suona un poco più figo, cool si dice, ma le cose anche a chiamarle con un altro nome capitano quando capitano e mi sa che non gli interessa mica tanto dei nomi. si vede che nelle lingue straniere sono più bravi a chiamare le cose visto che anche se non parli quella lingua lì, poniamo l’inglese, le cose tante volte ti dicono che è meglio chiamarle in inglese, che se non parli l’inglese non vai da nessuna parte. io comunque correre ho sempre corso anche prima che diventasse jogging.
in ogni modo le poche persone che frequentano la spiaggia nella tarda mattinata di giugno tendono ad evitare una fila di dodici poltrone a sdraio allineate di fronte all’acqua, con dodici anziani seduti sopra con tanto di occhiali da sole cappello con visiera e sbavature di crema solare sulla fronte. alcune volte i cani si avvicinano per curiosità o per annusare ma i padroni li richiamano con solerzia anche se non sono certo lo facciano per evitare il disturbo quanto piuttosto per proteggere il cane. il quale cane si chiama ancora cane, tuttavia i nomi delle razze sono molto spesso di altre lingue come è giusto che sia, e il nome del cane quasi sempre altrettanto e questo invece risulta meno comprensibile. tanto più che spesso i nomi dei cani sono brevi e insignificanti tipo bob o max o buk o raf o bill che già sarebbero nomi stronzi che davvero non vogliono dire un cazzo per un essere umano. tuttavia un essere umano può dire qualcosa da solo e farsi cambiare questi bei nomi, che delle volte vengono attribuiti anche alle persone, mentre un cane non può andare all’ufficio anagrafe un tantino arrabbiato per protestare e si tiene il nome per tutta la sua vita di cane.
comunque sia un’altra cosa che può accadere è che qualcuno, poniamo ad esempio dante crapula, ad un certo punto cominci ad agitarsi e cerchi di mettersi in piedi sulla sabbia, per quanto tale avvenimento sia del tutto irrilevante.
- a gò da andar a cagar (1)
urla rimanendo ritto e fermo davanti alle onde del mare ruotando nervosamente la testa da una parte e dall’altra. se nessuno si avvicina allora urla ancora più forte:
- a gò da andar a cagar
solo la voce diventa un poco più stridula e il viso inizia a farsi rosso, ma non per l’esposizione solare.
- a gò da andar a cagaaaar
ormai è poco meno di un rantolo. a questo punto di solito l’operatore si avvicina a dante crapula e non ha certo bisogno di chiedere di cosa necessiti. per altro crapula è un cognome di fantasia, come si scrive nei libri veri, tutto il resto decisamente no. dante crapula riesce a camminare a stento, muove appena qualche passo e solo in modo malfermo, rischiando di cadere e dunque di farsi molto male visto il peso notevole, intorno ai cento chili e l’età, intorno ai settanta anni. è questo il motivo che rende irrilevante il fatto che dante crapula riesca o meno ad alzarsi. l’operatore dovrà comunque accompagnarlo in bagno.
1 - devo andare a cagare
[...]

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