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ROMANZO DI DORIANA DI GIOVANNI
“Credimi ci ho provato in tutti i modi ad evitarti... Ma ho fallito.”
“Ehi… Originale approccio. Ritenta, e forse sarai più fortunato.”
“Vuoi che ritenti il mio approccio con te? Non posso farlo.”
“Intendevo dire che se al primo tentativo di evitarmi hai fallito, al secondo ci riuscirai senz’altro.”
“Ok ci provo. Promesso. Ciao…”
“Ciao, Sconosciuto.”
“Ce l'ho messa proprio tutta, ma ho fallito ancora. Inizio ad essere preoccupato.”
“Anche io, in verità. Non hai letto il mio invito agli uomini di astenersi dal chattare?”
“... È che proprio non ti resisto.”
“Sei simpatico, ragazzo…”
“Anche tu non scherzi, baby…”
“Dite tutti così… Poi, alla prima occasione, vi massacro con discorsi troppo intelligenti e profondi per voi uomini. È un classico.”
“Ho superato la prima prova. Passiamo alla seconda? Intanto le presentazioni. Andrea, piacere. Sono di Roma.”
“Ilaria, piacere mio Andrea. Mi piace la tua simpatia. Classica dei romani.”
“È vero, siamo simpatici. Se fossimo anche tutti seri… Avremmo la città migliore del mondo.”
“… Vero.”
“Tu di dove sei?”
“Sono nata e cresciuta a Milano, ma ora vivo a Pisa.”
“Ah… Milano, la Madonnina… E cosa ti ha portato in Toscana?”
“L'amore… Vivo con una donna, che è la mia compagna, e con lei ho comprato una casa che stiamo finendo di ristrutturare. Un gioiellino.”
“Credo sia una delle esperienze più belle quella di ristrutturare casa.”
“Concordo. L'abbiamo fatta tutta a misura per le nostre esigenze ed i nostri gusti. È quasi perfetta.”
“Se io fossi donna...”
“Se tu fossi donna probabilmente t’inviterei a cena da noi questa sera.”
“Puoi giurarci, ma essendo un uomo... posso essere da te a pranzo domani. Te la cavi anche in cucina?”
“Me la cavo, ma preferisco che sia lei a cucinare per me. Sai, da cosa nasce cosa…”
“Cucina e sesso sono sempre andati molto d’accordo.”
“Assolutamente vero.”
“Sei intrigante… E poi con quelle mani capaci di infliggere dolori e piaceri… Tu mi farai licenziare…”
“E perché?… “
“Io dovrei anche lavorare…”
“Lavora, dunque…”
“E come faccio ora che ho conosciuto te…”
“Questo sì che è un bel problema…”
“Ma parliamo un po’ di te… Sul tuo profilo è scritto che prediligi i programmi in seconda e terza serata.”
“Sì, perché credo siano i programmi più intelligenti, quelli seguiti da quelle poche persone sempre pronte a pensare con la propria testa… Per questo li trasmettono tardi, per non correre troppi rischi di istruire la massa. Mi mettono addosso una tristezza indicibile queste forme di censura nemmeno tanto occulte.”
“Purtroppo è proprio così. Non so il perché ma stavo pensando che oltre ad essere molto simpatica, devi essere anche molto attraente.”
“Non amo parlare di me. Preferisco che lo facciano le persone che mi conoscono bene, al posto mio.”
“Allora devo parlare con qualcuno che ti conosce bene… Puoi iniziare dandomi il numero di qualche tua amica.”
“Vedremo se te lo saprai meritare, insieme alla mia fiducia.”
“Mi interessi tu”.
“Ma io non sono interessata ad un fidanzato.”
“E chi ha parlato di un fidanzato?”
“Proviamo a diventare amici allora?”
“Amici. Per adesso…”
“Butta male così… Lo so già…Ora devo scappare. Magari c’incrociamo più tardi.”
“Ok, io vado a pranzo allora. Un desiderio: ritrovarti qui.”
“Ti bacio, Andrea.”
“Ti bacio anche io Ilaria. Un bacio di attesa…”
Era una giornata come tante, una delle prime fredde mattine di metà settembre; quell’anno, dopo un’estate afosa, aveva iniziato a fare freddo molto presto.
Un profilo tracciato per puro caso il mio, pegno di una paradossale scommessa tra amici durante la classica serata in cui si beve tutti quel sorso di troppo che mitiga i sensi e rilassa quanto basta i freni inibitori.
Ebbene sì, io che ho sempre detestato le chat e tutto ciò che ad esse è collegato, io che ne avevo sentite di tutti i colori in merito a conoscenze più o meno virtuali ed incontri al buio, io che non ho mai concepito l’esistenza di un punto d’incontro irreale e basato la maggior parte delle volte sull’invenzione… beh, avevo perso quella stupida scommessa ed ero entrata in quella chat per pagare il mio pegno.
Doveva essere semplicemente un pizzicotto la mia comparsa in quel mondo fatto di caos e di mercificazione virtuale, doveva essere semplicemente una chiacchierata della durata di una mezza giornata che avrei dovuto mostrare agli amici, quelli che avevano imbastito con me quella scommessa.
Per evitare spiacevoli equivoci avevo specificato di non aver creato il profilo al fine di cercare sesso né incontri, come avevo pure espresso che avrei gradito che il genere maschile avesse evitato di contattarmi in quanto non facevano parte dei miei interessi naturali.
Quel mercoledì doveva essere solo e semplicemente un pizzicotto, come lo è il concetto della vita stessa per me, e non avevo davvero idea di quello che stava accadendo, come non immaginavo l’entità di ciò che si sarebbe messo in moto con quello scambio di battute che, di lì a poco, avrebbe cambiato per sempre - e senza ritorno - l’equilibrio del mio universo.
Di chiaro c’era solo il fatto che questo sconosciuto mi aveva contattata, incurante del mio inequivocabile invito rivolto ad astenersi dal farlo, ed aveva inspiegabilmente attirato la mia attenzione senza farsi in alcun modo dissuadere dalla mia radicata, motivata e dichiarata diffidenza.
Già… mi aveva colpita. Positivamente. Sorprendentemente.
Forte come un pugno mi era arrivata nello stomaco la sensazione che fosse davvero una brava persona quell’Andrea, che volesse davvero solo fare la mia conoscenza, che per nessun motivo al mondo mi avrebbe fatto del male, che per qualche arcano motivo ne valesse davvero la pena e, per me che ho vissuto sempre seguendo le mie sensazioni e dando retta al mio intuito quasi fosse un faro in quella nebbia fitta che è la vita, aver incrociato la strada di Andrea, quel giorno, doveva avere senza dubbio un significato.
Già. Ma quale…
“Toc toc…”
“Buongiorno Andrea.”
“Buongiorno cara, ben ritrovata. Sono felice di vederti.”
“Idem… (addirittura felice…).”
“Felicissimo?…”
“Che tipo che sei…”
“È vero, ma la colpa è tua che in poche battute sei riuscita a colpirmi.”
“È l’effetto che faccio alle persone, ma se mi viene fatto un torto ti consiglio di iniziare a correre…”
“Tranquilla Ilaria, è mia intenzione conoscere la tua bellezza interiore e tirare fuori la tua parte più tenera e dolce.”
“Ma io sono dolce e tenera, solo che non lo ostento e non mostro le mie introspezioni al primo sfacciato che mi si presenta di fronte. E poi chiamami Iaia. Chi mi conosce mi chiama così.”
“Ma io non sono di sicuro il primo sfacciato che ti si presenta di fronte. Sarò almeno il millesimo…”
“Perspicace il ragazzo (mi attraggono la sua delicatezza ed il suo savoir faire).”
“(A me attrae la sua essenza…). Deve essere bellissimo il posto in cui vivi. La Toscana è una terra affascinante.”
“Adoro questo posto. Pur amando i luoghi da cui vengo e in cui ho trascorso gran parte della mia vita, trovo che le colline qui siano straordinarie. Ho ritrovato la pace e la mia collocazione su questo pianeta.”
“Come t’invidio… Anche Roma è una bella città ma non abbiamo di certo i paesaggi che si trovano dalle tue parti.”
“Ogni luogo possiede il suo fascino che lo rende unico e lo contraddistingue tra tutti.”
“(Mi piace leggere i suoi pensieri, mi piace iniziare a scoprire ciò che le appartiene).”
“(Mi piace leggere di lui…).”
Erano trascorse solo un paio d’ore dal nostro primo scambio di battute e già c’eravamo incontrati per scriverci di nuovo, ad ogni passo più velocemente, sempre più d’istinto, senza rileggere né pensare a ciò che avrebbe risposto l’altro, senza paura del reciproco giudizio, senza barriere né bugie, come se il mondo intero non esistesse più e ci fossimo stati solo lui ed io in quel nascondiglio segreto protetto dal computer.
Sembrava essere tutto ricoperto di polvere di stelle ed ogni frase sembrava la sola che avremmo potuto scrivere in quel momento; ancora più eccezionale era la simultaneità dei nostri pensieri: le parole che comparivano sullo schermo esprimevano i medesimi pensieri nel medesimo istante, e qualcosa rendeva quell’atmosfera unica e ancestrale.
Doveva essere solo e semplicemente un pizzicotto.
Andrea iniziò a raccontarmi accenni della sua infanzia, affidandomi una serie d’informazioni che via via mi aiutavano a dare forma e colore al quadro della persona che stavo cominciando a conoscere, delineando passo dopo passo il suo carattere, i suoi gusti, i suoi desideri, i suoi ricordi e la sua intimità. E così raccontava di quando, da piccino, era appassionato al mondo degli scout, “Roma decimo - squadriglia Aquile”, un’esperienza bellissima nei suoi ricordi e che gli aveva permesso di avvicinarsi alla natura e a sviluppare quella sensibilità che è propria di chi riesce a vivere concretamente a contatto con essa.
Lui raccontava il suo passato, amava parlarmi di sé ed io amavo trascorrere ore intere ad ascoltare le sue parole, a cercare di vedere attraverso i suoi occhi, a sentire attraverso i suoi sensi.
Narrava di silenzi incredibili, paesaggi mozzafiato, il fuoco della sera quando tutto taceva nel buio della notte; mi affascinava leggere ciò che gli apparteneva così intimamente e che stava condividendo con me, mi onorava che affidasse le sue parole allo scrigno del mio cuore, mi rendeva orgogliosa sapere che il mio cuore le avrebbe custodite gelosamente e ad ogni costo, da quel giorno in avanti. Ma io non sapevo nemmeno chi ci fosse dall’altra parte dello schermo…
Questo esemplare di maschio furbo, dotato di quella sensibilità e di quella dolcezza caratteristiche in genere dell’universo femminile, mi stava ammaliando con i suoi discorsi e i suoi pensieri.
Mi faceva sentire al sicuro Andrea, mi trasmetteva la sua pace, e dentro di me si andavano mescolando l’incredulità, la sorpresa di intrattenere una conversazione così intima e senza filtri con un perfetto estraneo, per di più di sesso maschile, l’emozione di sentirmi apprezzata per ciò che gli stavo donando, di mio, da dentro; sentivo che con lui ogni cosa aveva un sapore diverso, sapevo di non essergli piaciuta per il mio aspetto fisico dal quale gli uomini erano sempre stati attratti, sentivo che questo sconosciuto stava iniziando, seppur inconsapevole ed in maniera involontaria, a rivoluzionare una serie di convinzioni, princìpi e forse anche pregiudizi che fino ad un attimo prima mi appartenevano ed erano fondamenta del mio modus vivendi.
Cosa mi stava accadendo? Cosa aveva fatto scattare quel ragazzo dentro di me per coinvolgermi così profondamente? Cosa ci stava tenendo legati, impedendoci di smettere di scrivere l’uno all’altro?
Non riuscivo a mantenere l’ordine nei miei pensieri e mi sentivo piacevolmente invasa da questa ventata di purezza che era già diventata prepotentemente protagonista della mia giornata, una voce lontana ma così vicina mi sussurrava che Andrea non sarebbe stato solo un fulmine nel cielo limpido di una sera d’estate: qualcosa dentro di me ripeteva che non sarebbe finito tutto quel giorno, e il pegno da pagare per la scommessa persa non era stato altro che la circostanza che aveva permesso alle nostre anime di incrociarsi proprio lì, proprio quel giorno, proprio lui ed io.
Era stato il Destino.
Per me, che ho sempre concepito il Destino come forza artefice di predeterminati corsi degli eventi indipendenti dalla volontà dell’essere umano, era stata colpa sua. Forse era stato proprio quel Destino, che tante volte avevo ringraziato e tante altre avevo maledetto, a mescolare tutte quelle componenti che le persone normali sono solite chiamare coincidenze, affinché Andrea ed io c’incontrassimo lungo i rispettivi cammini.
Ci stavo cadendo in pieno.
E forse, nella miasua caduta libera verso il sogno, eravamo saltati insieme io e Andrea, tenendoci per mano, incomprensibilmente sicuri che nessuno dei due si sarebbe ritirato a tradimento l’attimo prima di saltare.
E così fu.
Ci eravamo presi per mano dal primo momento ed aravamo saltati, insieme, legati, contemporaneamente. [...]
Doriana Di Giovanni
Doriana Di Giovanni è nata a Brescia nel 1979. Fottuti dal destino è il suo primo romanzo.
FOTTUTI DAL DESTINO
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