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ROMANZO DI MANUELA ANESE
PRIMO CAPITOLO
- Ed ecco come dovrebbe apparire il palazzo visto dall’esterno, naturalmente come da nostra abitudine tutt’attorno verrà distribuito del verde, ma di questo si dovrà occupare in seguito il progettista addetto.
Era stato il commento del disegnatore mentre allungava la bozza sopra il tavolo mostrandola a Sara, che a sua volta la fece girare a Tom.
Entrambi studiarono il disegno con attenzione cercando delle eventuali alternative, anche perché al momento si trattava soltanto di uno schizzo.
Dopo una breve consultazione Sara ebbe un’idea che avrebbe dato un tocco particolare rispetto ai soliti progetti; prese una matita dal portapenne e ne temperò la punta cominciando a disegnare.
Le piaceva molto disegnare e aveva conseguito la laurea in architettura, ma non aveva il tempo materiale per potersene occupare: dopo aver assunto il comando dell’azienda tutto era diventato più impegnativo, così aveva allargato il numero del personale con un paio di uomini che lo potessero fare al posto suo.
Naturalmente l’ultima parola spettava comunque a lei:
- Vedi Simon, visto che questo palazzo dovrà diventare un albergo di prima classe, potremmo sostituire la classica scalinata con un paio di gradinate che vadano ad aprirsi a ferro di cavallo, più larghe nella parte superiore e leggermente più strette sotto, così! Al loro interno distribuire una collinetta di terra con dei piccoli arbusti e delle piante da fiore in modo da dare una nota di colore. In questo modo potremmo nascondere la parte destinata alle cucine, poiché quelle finestre vanno a dare sul retro ed il muro rimarrebbe a vista, che ne dite? - domandò mentre faceva girare il foglio.
A suo tempo Tom era entrato come socio in minoranza per scelta del suocero ma per Sara, ora che aveva lei in mano il comando dell’azienda, aveva i suoi stessi poteri. Se tanti erano i problemi da risolvere insieme, altrettanto valeva per le scelte e le decisioni.
Prima o poi anche la suddivisione della società sarebbe stata da rivedere. Se agli occhi di Tom qualcosa non andava bene, insieme venivano effettuate le eventuali modifiche.
- Beh indubbiamente trovo sia un’ottima idea, questo darebbe un’accoglienza più gradevole ai visitatori - commentò Tom.
- Nei giardini laterali al viale d’ingresso potrebbero sorgere dei gazebo sparsi qua e là,magari anche un paio di vasche per le piante acquatiche - aggiunse Simon.
- Mmmh, niente male Simon - uno scambio di sguardi tra Sara e Tom, entrambi erano soddisfatti. - Passa a mettere nero su bianco - gli disse dandogli il foglio: - fra un paio di giorni dovremmo presentare il progetto finito.
- Bene, appena avrò concluso vi farò avere il disegno sulla scrivania.
Rimasti soli in sala riunioni Sara diede a Tom il suo parere positivo sull’operato svolto:
- In gamba il ragazzo, sveglio ed acuto, ha bisogno solo di qualche piccola dritta ma promette bene, non trovi?
- Ha del talento, bisogna ammetterlo! Che ne dici, fissiamo direttamente un appuntamento con il proprietario del terreno? Così potremmo guadagnare tempo sull’avvio dei lavori.
- Ottimo. Chiami tu o vuoi che me ne occupi io?
- Non è un problema, lo chiamo direttamente … - il telefono dall’altro capo aveva cominciato a squillare: - Ah signor Dunell buongiorno, la chiamo dalla Gordon & C., sono Tom, ricorda?... Volevamo informarla che tra un paio di giorni avremo il disegno finito, che ne dice se fissiamo già un appuntamento?
Sara nel frattempo approfittava per farsi un caffè alla macchinetta: - Vuoi? - segnalò allungandogli il bicchierino. Mentre continuava la conversazione Tom con due dita fece segno di avvicinarglielo. - Bene venerdì alle dieci e trenta, arrivederla! - concluse gustandosi l’aroma che ne emanava.
- Grazie Sara ne ho proprio bisogno - le disse mentre riagganciava il ricevitore - oggi non ho avuto nemmeno il tempo per il pranzo, almeno questo credo di meritarmelo!
Non riuscì a finire il primo sorso che il telefono ricominciò a squillare:
- Ti prego rispondi tu, oggi mi sembra di essere in un manicomio, Trecy mi ha chiesto un paio d’ore di permesso e non so più dove sbattere la testa.
Senza farsi pregare Sara sollevò il ricevitore: - Gordon & C. buongiorno, con chi parlo?... Mi dispiace ma il signore è uscito dieci minuti fa, non le so dire quando e se rientrerà, vuole lasciare un messaggio?...Arrivederla!
- Posso chiederti di farmi da segretaria personale? - chiese lui ironicamente, - Chi era? - continuò.
- Un tipo strano, prima mi ha chiesto di te poi ha detto che non aveva importanza. Diceva di chiamarsi Peter, Deter, una cosa del genere.
- Ooh oggi ci mancava solo lui.
- Perché, è uno che ti sta dando delle noie?
- No, è Peter, il mio avversario a tennis: sono due settimane che gli ho promesso la rivincita.
- Perché non lo accontenti! Così te lo levi di torno per un po’ di tempo - lo invitò Sara con un’alzata di spalle.
- Più facile a dirsi che a farsi, credimi. Con tutto il lavoro di questo periodo riesco a malapena a trovare dieci minuti per i bambini la sera per non parlare di Sam, se voglio scambiare due parole con lei devo approfittarne durante la pausa pranzo.
- Purtroppo devo dartene atto, anche Albert a volte si lamenta, ma gli dico sempre di portare pazienza, ora che stiamo tornando a guadagnare credibilità e abbiamo recuperato quasi tutto il debito accumulato non possiamo permetterci di mollare le redini! Dopo questo progetto, se riuscirà ad andare a buon fine, ne basteranno ancora un paio di nuovi e potremmo cominciare a lavorare in attivo.
Ce la stavano mettendo davvero tutta: da un paio d’anni il padre di Sara era morto e aveva lasciato loro l’azienda in eredità, purtroppo però con una montagna di debiti e più di duecento operai disperati. Per un soffio non erano arrivati al fallimento.
Il fatto che entrambi fossero giovani e pieni di buone risorse aveva giocato a loro favore, facendo sì che le banche gli accordassero la fiducia per potersi rimettere in piedi.
Mentre prima si occupavano solo delle costruzioni, ora realizzavano anche i progetti ed erano in grado di curare tutto nei minimi particolari, compresi gli esterni. L’unico problema del cliente era quello dell’arredamento.
Avevano fatto veramente passi da gigante e Sara ci metteva tutta la grinta che aveva in corpo. Era un progetto alla quale aveva creduto fin dal primo momento, nonostante tutti i problemi da superare. [...]
Manuela Anese
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